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Olio extravergine di oliva contraffatto e carne cancerogena…altre buone notizie???

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olio contraffatto e carne cancerogenaCome avrete letto, il nostro caro oro giallo e la carne bovina sono sotto accusa. Sembrerebbe infatti che alcune aziende produttrici di olio abbiano “spacciato” per extravergine un olio che in realtà sarebbe stato semplice olio vergine, con conseguente maggiorazione ingiustificata del suo valore e quindi del prezzo ad esso attribuito.
Non abbiamo fatto in tempo a riprenderci da questa presa in giro, che l’OMS (organizzazione mondiale della sanità), ha dichiarato che la carne rossa è cancerogena per il nostro organismo e che c’è una stretta correlazione tra il consumo di carne lavorata e l’insorgenza del cancro nel nostro apparato digerente.
Avete capito bene, il consumo delle nostre adorate salsicce, salamini, guanciale, wurstel ecc.. ci esporrebbe ad un maggior rischio di contrarre il cancro, un po come accade per il fumo di sigaretta, in futuro potremmo ritrovarci a comprare wurstel con la dicitura di prevenzione “nuoce gravemente alla salute”..e addio barbecue!
Eh be’…stica.. direbbero a Roma!
Ma come facciamo a difenderci da questi inganni? E perché un prodotto prima viene venduto e poi viene analizzato? Non dovrebbe essere il contrario?
Dai, non possiamo vivere con il dubbio che ad esempio, tra 10 anni si scoprirà che il sushi è nocivo o la pellicola che utilizziamo regolarmente per fasciare gli alimenti è cancerogena e trasmette all’alimento sostanze nocive per il nostro organismo (giusto per fare degli esempi a caso…..)
Purtroppo possiamo fare poco e niente per tutelarci, perché l’informazione è spesso distorta dalle multinazionali farmaceutiche che hanno tutto l’interesse a creare nuovi malati, per avere nuovi prodotti da inserire nel loro assortimento e d’altraparte i controlli sui prodotti alimentari non sono sufficienti in relazione all’enorme quantità di prodotti che vengono importati e trasportati nel nostro paese ogni giorno.
L’unica arma a nostra disposizione è l’etichetta del prodotto, che e in grado di fornirci utili informazioni per una scelta consapevole e corretta. Lo so che qualcuno mi dirà “eh ma se ci scrivono extravergine in etichetta e poi non lo è..cosa la leggo a fare?”
In questa sede ovviamente, escludiamo i casi in cui Vi sia una vera e propria frode come per l’olio evo, in cui è chiaro che Vi sia intenzionalità da parte del produttore di dichiarare in etichetta un prodotto diverso da quello che realmente mette in bottiglia.
Per la carne risulta più difficile, anche se ad esempio per la preparazioni degli insaccati si puo fare attenzione ai tipi di conservanti utilizzati e al metodo di lavorazione.
olio contraffatto
Ma cosa e’ importante notare nell’etichetta di un olio extravergine di oliva e come fare per riconoscere un olio evo di qualità?

- Identificare il nome e i contatti dell’azienda produttrice: per avere un riferimento in caso di segnalazioni
- L’anno di raccolta delle olive è molto importante: non mi interessa sapere l’anno di imbottigliamento, ma l’anno di raccolta perché tra la raccolta ed il confezionamento non deve passare troppo tempo altrimenti l’olio risulterebbe già vecchio
- La provenienza delle olive: sarebbe meglio preferire oli prodotti con olive che hanno fatto meno strada per aggiungere il luogo di produzione
- Meglio preferire le bottiglie scure: l’olio infatti essendo sensibile alla luce potrebbe deteriorarsi più facilmente in bottiglie trasparenti
- Attenzione al colore: non e indice di qualità ed il fatto ad esempio che sia di un verde intenso non è necessariamente sinonimo di genuinità… Anzi, può esser utilizzata della clorofilla in fase di molitura o addirittura dei coloranti. Quindi purtroppo dal colore si capisce poco o nulla…
- L’opacità e la torbidità vengono considerati indice di qualità, al punto che vediamo spiccare in etichetta parole accattivanti tipo “grezzo”..”primo mosto”, “non filtrato” ecc… Spesso questi prodotti sono qualitativamente più interessanti rispetto agli altri, ma attenzione! Vengono venduti ad un prezzo maggiorato ingiustificato considerando che c’e’ meno lavorazione rispetto ad esempio a quelli filtrati, non contando poi che sono molto più instabili e inclini alle modificazioni nel tempo. Quindi occorre fare bene i calcoli..
- La scadenza: l’olio ha un periodo di vita che non supera i 12-18 mesi, molti produttori (saggi) consigliano il consumo entro l’anno di produzione e questo perché la sua vita organolettica è legata ad una parabola discendente che con il passare dei mesi, fa perdere alla’olio alcune delle sue proprietà organolettiche originarie
- C’è una frase che garantisce un olio evo e a cui bisogna prestare attenzione: “Olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici“, e se in aggiunta a questo troviamo anche la dicitura “estratto a freddo” ci troviamo di fronte ad un eccellenza alimentare. Lasciate perdere frasi fuorvianti che esaltano l’Italianità del prodotto o che utilizzano aggettivi che distolgono l’attenzione su ciò che e importante, tipo “tricolore, l’olio del belpaese, delicato, soave, deciso, ecc…

Bene, ora che abbiamo un po più chiara (spero) la situazione sull’olio, veniamo alla parte difficile…ossia la carne e gli insaccati…come facciamo a difenderci dalle frodi e cosa è veramente importante per scegliere e riconoscere carne ed insaccati di qualità?
carne confezionata
Allora, per scegliere una carne di qualità e necessario capire:

- La provenienza : spesso le carni che fanno meno strada rispetto al luogo di acquisto, sono quelle più sicure perche non hanno dovuto fare troppi viaggi che possono comprometterne il mantenimento ad una temperatura corretta
- La frollatura : è il periodo in cui la carne viene fatta riposare a basse temperature, dopo che l’animale è stato macellato, una corretta frollatura non dovrebbe esser inferiore ai 10 gg, non vergognatevi a chiedere questa informazione al vostro macellaio
- La presenza di tessuto connettivo e di grasso : le parti che presentano grandi quantità di tessuto connettivo sono quelle che generalmente risultano più tenaci al morso e che necessitano di cotture più lunghe per poter esser mangiate agevolmente, mentre le parti che presentano maggiormente fasce muscolari e grasso sono quelle più tenere e succulente e si possono permettere una cottura più breve, come ad esempio il filetto.
- Meno sangue c’è… Meglio e’: nelle confezioni un residuo eccessivo di liquidi e di sangue può esser fonte di disturbi a causa della proliferazione batterica che avviene in questo habitat
- Il grasso : le venature di grasso se presenti, devono avere un colore bianco perla che in qualche caso può tendere al giallognolo, ma in entrambi casi deve esser vivo e lucente.
- Il colore : parti nere o verdastre nella carne non sono un buon segno, mentre la colorazione marroncina all’interno di essa non sempre è sinonimo di carne andata a male, anzi, le parti nascoste diventano marroncine poiché non sono esposte a contatto con l’ossigeno.
- Viscosità : carni viscide ed appiccicose devono lanciare un campanello di allarme, che segnala che il prodotto ha diversi giorni e non è più fresco.

Bene, parliamo ora dei nostri cari salumi ed insaccati sotto accusa da parte dell’OMS per la loro “tossicità”.. Come facciamo a capire se un salume o gli insaccati che compriamo sono di qualità?
E’ doverosa una piccola premessa: le carni lavorate hanno (purtroppo) bisogno di additivi che aiutano a contrastare la proliferazione batterica e consentono al prodotto di durare nel tempo.
Alcune realtà artigianali producono salami ed insaccati utilizzando solo il sale e gli aromi come conservanti naturali, ma il rischio di ingerire prodotti che ci possono creare problemi e alto.
Semplicemente perche stiamo parlando di carne, quindi di tessuti di un animale che era vivo e che dal momento in cui muore, questi tessuti iniziano per loro natura a decomporsi ed andare in marcescenza velocemente. Infatti vengono utilizzati nitriti e nitrati che sono dei sali che ostacolano questa decomposizione conservando al tempo stesso, il colore rosso vivo delle carni.
E sono proprio questi additivi ad esser sotto accusa da parte delle autorità, ma d’altronde se vogliamo comprare un salame che ci duri 2 mesi in frigo…questo e lo scotto da pagare.
Ci sono pero alcuni accorgimenti per l’acquisto di salumi ed insaccati:
- Per quanto riguarda gli insaccati e le carni lavorate è meglio stare alla larga da quelli che riportano la dicitura “ottenuti da carni separate meccanicamente” perche questo indica un prodotto ottenuto dagli scarti di lavorazione, cartilagini,piccole ossa,tendini ecc..che vengono triturati finemente ottenendo una poltiglia rosa, con la quale riempire budelli sintetici ottenendo così i nostri amati wurstel.
- E’ meglio preferire un prodotto che contenga solo nitriti o solo nitrati piuttosto che entrambi
- Per quanto riguarda il salame è meglio preferire quelli con budello naturale e che hanno una buona omogeneità nell’impasto tra parti magre e parti grasse, il grasso deve avere un colore bianco perla lucente e non giallo, le parti magre devono avere un colore vivo e non opalescente.
- Per la mortadella evitate quelle con impasti con colori troppo sgargianti o di colore rosa acceso, scegliete quella a marchio Bologna igp che è tutelata dal consorzio
- Il prosciutto cotto non dovrebbe esser luccicante e non deve aver un aspetto troppo umido, le fasce muscolari si devono vedere ed il colore non dovrebbe esser di un rosa troppo acceso
- Il prosciutto crudo dovrebbe essere circondato da abbondante grasso all’esterno e meno nella parte centrale, la fetta risulta compatta e morbida, si adatta alla mano del salumiere mentre la taglia ed il colore vivo è sinonimo di freschezza, il crudo di Parma ed il san Daniele sono esempi di qualità e per la loro produzione non sono ammessi additivi chimici.
Ricordate che un salume di qualità non ha bisogno di latte e derivati, non ha bisogno di amido, non ha bisogno di aroma “fumo”, non ha bisogno di glutammato monosodico….ha solo bisogno di tempo. Tempo per poter stagionare, tempo per poter acquisire aroma, tempo per poter respirare l’ambiente circostante e tempo per potersi asciugare senza seccare.

In definitiva alla domanda ” Possiamo difenderci dagli inganni delle aziende alimentari?” …
la risposta e’ “non del tutto!(purtroppo)..”

Ma possiamo, grazie a questi consigli, fare perlomeno delle scelte consapevoli, che ci consentiranno di assumerci personalmente la responsabilità dei nostri acquisti.

Buonavita

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